
Questo grigio edificio mi ha sempre rapito, per il suo straniamento rispetto alla città, per il suo singolare isolamento tra ferrovia e cavalcavia stradale. Casa impossibile da abitare, se non da intellettuali disposti a non affacciarsi mai e a chiudersi nella lettura, nell’ascolto, nella visione. Solida e inespugnabile come una torre di guardia, ho cercato di fotografarla più volte senza successo. La amo anche per via di uno scatto di Gabriele Basilico: un taglio di luce che evidenzia le pure linee razionali dell'edificio e ne asserisce la presenza un po’ proterva, mentre un uomo in ombra - di schiena, in attesa (di un tram) in una posizione rilassata e naturale - sembra contemplarlo.
L’edificio si è rivestito recentemente di una pelle nuova, perdendo paradossalmente in leggerezza e ritrovandosi al crocevia di un nuovo e sfolgorante trend urbanistico. Prima condominio post-atomico, post-industriale: oggi quasi snob nel suo isolamento.